72 minorenni su 141, più della metà dei salvati nella missione dell’Aquarius del 10 agosto ha meno di 18 anni. Nella notte del 9 agosto lo staff di SOS Mediterranèe riferisce di aver ascoltato una conversazione tra la guardia costiera libica e alcune navi da rifornimento su un’eventuale imbarcazione di legno in difficoltà a largo delle coste libiche.

Dopo avere avvisato via mail il Joint Rescue Coordination Centre (JRCC-Centro di Coordinamento di Salvataggio Congiunto) libico della sua disponibilità a portare assistenza, l’equipaggio della nave ha condotto delle ricerche nella zona, rivelatesi però infruttuose. Le barche erano 2, per un totale appunto di 141 persone salvate, a 24 e 26 miglia nautiche a nord della Libia.

Entrambe le operazioni sono state condotte rimanendo in contatto con il JRCC libico, tenendolo informato via mail man mano che sono avvenuti i salvataggi, coordinati dal JRCC dopo però, a quanto dice SOS Mediterranèe, diversi tentativi di comunicazione da parte dell’Aquarius non andati a buon fine.

Nella giornata di oggi il JRCC libico avrebbe dato istruzioni dall’Aquarius di contattare un altro MRCC (Centro di Coordimento del Salvataggio Marino) per trovare un luogo di sicurezza per procedere allo sbarco dei 141 migranti salvati dal mare.

L’Aquarius è l’unica nave ONG nella zona e lo staff di SOS Mediterranée e di Medici Senza Frontiere è preoccupato perché ritiene insufficiente la presenza di navi nella zona, situazione che rende più utile che mai la presenza di aerei da ricognizione che comunque pattugliano la zona.

Almeno 721 i morti in mare nei mesi di giugno e luglio. Secondo Amnesty International l’improvviso aumento del numero delle persone affogate o riportate indietro in centri di detenzione in Libia è la diretta conseguenza delle politiche europee volte alla chiusura della rotta del Mediterraneo centrale.

Il briefing pubblicato l’8 agosto “Fra il diavolo e il mare profondo. L’Europa abbandona rifugiati e migranti nel mar Mediterraneo centrale”, denuncia l’impatto di queste politiche.

L’impennata nel numero degli affogati è stata accompagnata da un aumento del numero delle persone trattenute in centri di detenzione sovraffollati in Libia. Il numero dei detenuti è più che raddoppiato negli ultimi mesi, passando dai 4.400 di marzo ai più di 10.000 – fra cui 2000 donne e bambini – della fine di luglio. Praticamente tutti sono finiti nei centri dopo essere stati intercettati in mare e riportati in Libia dalla Guardia costiera libica, che è equipaggiata, formata e appoggiata dai governi europei.

Momento importante questo per il futuro dei salvataggi in mare, tema di un’intervista a Mathilde Auvillain dello scorso luglio realizzata da Alessio Tricani.

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